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Il lato oscuro del biodiesel

Data: 26 ago 2007


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ℐ biocarburanti sono ricavati tipicamente da colture come il la soia, la colza, il girasole per il biodiesel oppure mais, canna da zucchero e barbabietole per il bioetanolo (alcool). Però qualsiasi sia la pianta utilizzata per fare biocarburante è necessario disporre di terreni coltivabili e quindi sottrarre superficie ad altre colture. Ecco quindi che le colture a mais per il bioetanolo tolgono spazio a colture per il grano per fare pane, pasta e pizza.

In termini economici all'aumentare del costo del petrolio aumenta anche il costo dei biocarburanti e quindi di mais e soia, di conseguenza aumentano gli ettari adibiti a queste colture e diminuiscono gli ettari coltivati per l'alimentazione umana, quindi salgono i prezzi dei generi alimentari.

L'equazione più alimento per le automobili e meno alimento per l'essere umano è presto fatta. Forse non occorre ricordare cosa ha fatto l'uomo nella storia per avere abbastanza cibo da sfamarsi. Stiamo affrontando un futuro pericoloso con la moda dei biocarburanti.

In molti hanno fatto notare che un fuoristrada (SUV) a benzina che ha un serbatoio da 100 litri usa tanto mais da sfamare un umano per un intero anno (EcoAlfabeta):
  • un SUV può avere un serbatoio di circa 100 litri.
  • 100 litri di bioetanolo si ottengono da 266 kg di mais
  • 1 kg di mais fornisce 3500 kcal
  • 266 kg forniscono quindi oltre 930 mila kcal
  • divise per 365 si ottengono oltre 2500 kcal al giorno, corrispondenti ad una buona dieta
In Italia, un tempo le famiglie si sfamavano proprio col mais anzi con la polenta.

Un bel articolo del giornale La Repubblica è stato pubblicato a firma di Maurizio Ricci, riassume un po' i problemi causati dai biocarburanti e in particolare si sofferma sull'aumento dei generi alimentari previsti nei prossimi mesi. Ho visto che è stato molto linkato, in effetti è una summa facile da leggere del lato oscuro del biodiesel e del bioetanolo.

Nell'articolo del giornalista si parla della rivolta delle tortillas in Messico descritta anche dal Sole24ore (un bel articolo che spiega il problema è su un sito del Sud America). Si parla poi della chiusura delle esportazioni di grano dal Canada e dalla Siria mentre l'Australia ha ridotto l'export.



Un altro bel post è stato pubblicato dal professore Ugo Bardi dell'università di Firenze che è tra l'altro presidente dell'ASPO che studia il problema del petrolio. Il titolo è Energia, Bush ha veramente un piano?. L'articolo del prof è più approfondito e riguarda principalmente il problema del mais coltivato in USA ma le conclusioni e le problematiche si possono facilmente estendere a tutti i biocarburanti coltivati attualmente.

È interessante la parte del post che descrive come l'agricoltura moderna sia una grande macchina che trasforma petrolio in bioetanolo (alcool) con una efficienza di circa il 100%. Un tempo prima della rivoluzione verde (un mio testo che la descrive) e quindi prima dell'uso della chimica e della meccanizzazione in agricoltura, per fare il mais ci voleva il sole e tanta fatica dell'uomo e degli animali, oggi ci vuole il petrolio.

Trasformare petrolio in mais e poi in bioetanolo non è un'operazione conveniente ne intelligente, sta in piedi economicamente solo per i forti sussidi che il governo da all'agricoltura e ai biocarburanti, infine i problemi alimentari che aprono sono enormi.

Un'altra problematica è relativa all'uso dell'acqua, basti pensare che il 70% di tutta l'acqua disponibile sul pianeta è utilizzata dall'agricoltura (fonte ecoblog).

In una recente trasmissione di W l'Italia diretta trasmessa da Rai3 martedì 14 agosto si spiegava il problema dell'acqua e del fatto che i terreni agricoli richiedono non solo sempre più petrolio per dare la stessa produzione ma sempre più acqua. Nella trasmissione si esemplificava il problema della desertificazione dei terreni agricoli in pianura padana dicendo che "se si stacca la spina questi terreni muoiono".



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Questo articolo è stato commentato 6 volte.

Ultimo commento inserito da kensan giovedì 22 maggio con il titolo: terreni marginali.

Commento:

l'idea è in linea di principio condivisibile ma non si può obbligare nessun contadino a coltivare terreni poco produttivi a colza ogm, siamo in libero mercato per cui se conviene il contadino pianta nella sua proprietà privata ciò che vuole.

Se il petrolio costa tanto l'agricoltore sarà pagato molti soldi per il suo prodotto che sarà convertito in biodiesel per cui (per la legge della domanda e dell'offerta) il cibo salirà di prezzo fino all'equilibrio.

Comunque ammettendo che ci siano leggi che impediscano di convertire il mais o la colza in etanolo/biodiesel e consentissero solo l'uso di terreni marginali per questo scopo, mi piacerebbe sapere quanti ettari sono tali terreni, quanto gasolio per ettaro necessitano per la coltivazione e quanto biodiesel producono.



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Data: 26 ago 2007
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