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Il cibo fatto col petrolio

La rivoluzione verde

Data: 4 nov 2005
ultima modifica: 16 mag 2006

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𝒯ra il 1950 e il 1960 l'agricoltura ha subito una profonda trasformazione che comunemente viene chiamata "Rivoluzione verde". Si tratta della industrializzazione dell'agricoltura che ha portato alla creazione di nuove piante ibride come mais di nuovo tipo, grano di nuovo tipo e a molte altre innovazioni.

Tra il 1950 e il 1984 la produzione di grano è aumentata del 250% (due volte e mezza) ma la rivoluzione verde ha preteso in cambio un consumo di energia che è mediamente del 5000% (50 volte) più alto dell'energia consumata nell'agricoltura tradizionale. Si arriva a incrementi anche di 100 volte.

Negli Stati Uniti (dati 1994) si sono consumati annualmente per ogni persona 1500 litri di petrolio ai fini di produrre cibo. Ogni giorno significano 4 litri, mensilmente sono 124 litri. Si intende petrolio equivalente consumato per la produzione di cibo escluso il confezionamento, refrigerazione, trasporto nei punti vendita ed escluso quello consumato per la loro cottura.

Si può riassumere nella seguente tabella il costo petrolifero per cibare un americano oppure 4 americani a seconda del prezzo del barile di greggio:

Costo Petrolio Costo Cibo (una persona) Costo Cibo (4 persone)
60 $/barile 47 $/mese 188 $/mese
70 $/barile 54 $/mese 216 $/mese
100 $/barile 78 $/mese 314 $/mese
135 $/barile 106 $/mese 424 $/mese
150 $/barile 117 $/mese 468 $/mese
180 $/barile 141 $/mese 564 $/mese

Questi numeri hanno validità in un mercato del cibo stabilizzato da prezzi del petrolio costanti per lungo tempo, se il greggio raddoppiasse e poi ritornasse ai valori precedenti allora non ci sarebbero rilevanti conseguenze sui prezzi del cibo in quanto il mercato è in grado di assorbire i picchi del petrolio.

Se è valido il rapporto di 4-5 tra prezzi di vendita dell'agricoltore e quelli al dettaglio si può stimare che col barile che costi 135 $ si hanno prezzi del cibo che assorbono migliaia di euro per una famiglia di quattro persone.

I 1500 litri di petrolio sono consumati per nutrire ogni americano e la suddivisione in agricoltura è così fatta:

·   31% per produrre concimi inorganici

·   19% per le macchine agricole

·   16% trasporti del cibo

·   13% irrigazione (pompe e altro)

·   08% for raising livestock (not including livestock feed)

·   05% for crop drying

·   05% per la produzione di pesticidi

·   08% altri consumi

Per dare una idea si ha che nella produzione di un kilogrammo di azoto per concimare i campi si usa l'energia equivalente a quella contenuta in 1.4-1.8 litri di gasolio. In un anno (estate 2001-estate 2002) si sono consumati in USA 12 milioni di tonnellate di concimi azotati che fanno almeno 96 milioni di barili di gasolio equivalente. Si noti che al mondo vengono consumati circa 85 milioni di barili di greggio al giorno.

Un altro aspetto interessante della rivoluzione verde è che viene consumato sempre più petrolio solo per mantenere i livelli di produzione costanti, questo è dovuto a molti fattori tra i quali la degradazione del suolo che gli esperti dicono ridotto alla funzione di "spugna" adeguata solo ad assorbire i concimi chimici.

Secondo Dale Allen Pfeiffer che tratta la questione in modo esaustivo (fonte in inglese) e da cui ho tratto i dati per questo testo, la Rivoluzione verde sta facendo bancarotta.

Aggiornamento 16 mag 2006: Dal blog di Debora Billi, petrolio/Blogosfere, traggo queste utili infomazioni che sono a loro volta tratte da un articolo di Rick Embleton, scrittore canadese autore di Oilephant Down: Canada at the End of the Age of Cheap Oil.

La produzione agricola nel mondo di oggi è criticamente dipendente dal petrolio (per pesticidi, erbicidi, agrochimica, irrigazione, distribuzione) e dal gas (per i fertilizzanti).

Il ritorno all'agricoltura biologica e tradizionale può non essere così semplice come i non addetti possono pensare. La nostra terra agricola commerciale è essenzialmente tossica e sterile per via dell'uso di prodotti petrolchimici e nutrienti artificiali. L'agricoltura commerciale è essenzialmente un affare di esportazione: esportiamo i nutrienti dal suolo dove crescono i raccolti e non li reimportiamo mai.

Se i prodotti chimici su cui l'agricoltura conta dovessero scomparire domani, è stimato che gli stessi terreni produrrebbero tra il 5 e il 20% di ciò che producono oggi, sempre che ci sia sufficiente acqua per l'irrigazione.
È stimato anche che ci vogliono tra i 10 e i 20 anni per ricostruire la fertilità naturale di quei terreni. Senza la petrochimica, ciò significa un crollo di produttività dell'80-95%.

L'altro fattore chiave, naturalmente, sono le malattie. Senza i pesticidi derivati dal petrolio i raccolti sarebbero suscettibili ad ogni sorta di infestazioni. L'agricoltura intensiva oggi usa 33 volte più pesticidi di trent'anni fa e comunque perde il 25% in più dei raccolti rispetto ad allora, a causa della resistenza sviluppata.

𝒜ℬ𝒞𝒟ℰℱ𝒢ℋℐ𝒥𝒦ℒℳ𝒩𝒪𝒫𝒬ℛ𝒮𝒯𝒰𝒱𝒲𝒳𝒴𝒵

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