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Il cibo di una volta era più buono

Data: 12 mar 2006
ultima modifica: 26 giu 2015

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ℒa ricerca ha preso in considerazione le tabelle ufficiali emanate dal governo e pubblicate nel 1940 e ancora nel 2002, nella bibbia della nutrizione: "The Composition of Foods", per stabilire i livelli di importanti minerali nei prodotti quali latticini e carne prima della seconda guerra mondiale e oggi.

La ricerca ha trovato un grave declino dei valori nutritivi durante gli ultimi 60 anni. L'analisi è pubblicata dalla Food Commission nel giornale "Food magazine" di questo mese.

I livelli di ferro registrati nella bistecca sono diminuiti del 55%, mentre il magnesio è sceso del 7%. Esaminando 15 tipi differenti di carne, l'analisi ha trovato che il ferro è diminuito in  media del 47%.

Per quanto riguarda il latte il contenuto di ferro è diminuito di oltre il 60% e di più del 50% per quanto riguarda la panna ed otto formaggi differenti. Il latte sembra anche perdere il 2% del relativo calcio e 21% del relativo magnesio.

La maggior parte dei formaggi hanno mostrato una caduta nei livelli del calcio e del magnesio. Secondo l'analisi, il formaggio cheddar fornisce oggi il 9% in meno di calcio, 38% in meno di magnesio e il 47% in meno di ferro, mentre il parmigiano mostra il calo più elevato di sostanze nutrienti: i livelli del magnesio e del ferro sono andati giù del 70% rispetto a quelli che si mangiavano col parmigiano fino al 1940.

La ricerca è stata condotta da David Thomas, un chiropratico e dietista che prescrive e vende integratori minerali. David ha anche pubblicato nel 2000 una analisi storica relativa al contenuto di nutrienti della frutta e delle verdure che ha mostrato un declino simile in quegli alimenti delle sostanze nutritive.

David attribuisce la perdita delle sostanze nutrienti all'agricoltura intensiva ed alla produzione industriale. La sua ricerca è stata però contestata dagli stessi soggetti, l'industria della trasformazione e quella agricola.

Studiosi e ricercatori negli Stati Uniti ed in Danimarca hanno però già segnalato cambiamenti significativi del profilo nutrizionale degli alimenti moderni.

La Food Commission crede che i cambiamenti nei metodi di misurazione della composizione degli alimenti non possano spiegare l'enorme differenza nel contenuto di  nutrienti ed ha richiesto una ricerca indipendente sugli effetti dei diversi metodi di produzione agricola, quelli usati nel 1940 e quelli di oggi.

Il direttore della Food Commision, il Dott Tim Lobstein, afferma: "I minerali sono facili da rilevare e misurare ed è stato così dal diciannovesimo secolo. È quasi impossibile che i metodi siano cambiati così tanto da spiegare la differenza enorme tra le percentuali del 1940 e quelle di oggi.". "Una delle discussioni chiave è che l'odierna agricoltura non permette che il terreno si arricchisca. Il suolo dipende dai fertilizzanti chimici che non sostituiscono l'ampia varietà degli elementi nutritivi delle piante e quindi l'ampia varietà di elementi nutritivi di cui gli esseri umani hanno bisogno."

Gli scienziati dell'università di Newcastle, dipartimento di agricoltura, hanno cercato le differenze nella composizione di vitamine e di grasso nel latte prodotto secondo sistemi d'agricoltura differenti. "Sappiamo che l'erba più velocemente si sviluppa e minore è l'assorbimento degli oligo-elementi," afferma Gillian Butler, un ricercatore. Un'altra spiegazione potrebbe essere che nell'agricoltura tradizionale il trifoglio, che ha valori più alti di minerali che non l'erba, ha maggior rilevanza nell'alimentazione animale.

Il direttore del consorzio italiano del parmigiano, Leo Bertozzi, afferma che le percentuali sono un puzzle. "I nostri metodi di fabbricazione del formaggio non sono cambiati, ma il latte del 1940 non è lo stesso del latte di oggi. Oggi le mucche rendono cinque, sei volte i litri al giorno rispetto a quelli fatti nel 1940 e la loro alimentazione è differente, con i cereali e la soia aggiunti a fieno. Ma trovo sorprendenti questi dati." ha detto il direttore.

La ricerca, tuttavia, è stata criticata dalle industrie del cibo e dagli agricoltori che sostengono che i metodi di analisi chimica sono cambiati. Inoltre affermano che i cambiamenti enormi nelle varietà cresciute e nei modi in cui l'alimento è trasportato ed immagazzinato, rendono il confronto diretto difficile.



La Food Standards Agency, che pubblica Composition of Food, concorda che l'uso delle tabelle governative per fare confronti storici è problematico. "Qualsiasi differenza potrebbe essere dovuta a un'ampia varietà di fattori, compreso la varietà e la razza, l'agricoltura animale, lo sviluppo, le condizioni di immagazzinaggio, preparazione e metodi di cottura così come le differenze nella metodologia analitica," ha detto in una dichiarazione.

Il direttore Judith Bryans dell'associazione dei produttori di latte, Dairy Council,  ha detto di credere che i cambiamenti nelle pratiche agricole e dei fattori ambientali rappresentano soltanto una piccola parte della riduzione del contenuto di minerali. "È più probabile che le differenze siano dovute a miglioramenti nei metodi analitici impiegati per misurare i minerali nel latte." 

Un esperto tecnico di MLC, la Commissione del bestiame e della carne, ha inoltre attribuito il declino di sostanze nutrienti a migliori metodi di analisi. "Quello che va dentro è quello che va fuori e l'unica variazione significativa nella produzione del manzo è dovuta al fieno a al silaggio. Se queste dati fossero veri ci aspetteremo di vedere un sacco di mucche anemiche.", afferma l'esperto Mike Attennborough.

Traduzione approssimativa dell'articolo:
 «Mineral levels in meat and milk plummet over 60 years»
del giornale inglese The Guardian.
Autore: Felicity Lawrence, 2 febbraio 2006.

Aggiornamento 25 apr 2012: Un internauta, Scott Miscall, si è occupato di raccogliere in breve gli studi che riguardano la netta diminuzione di oligo-elementi e altre importanti sostanze nutritive nella frutta, nella verdura, nel grano, nella carne, nel formaggio, nel latte, ecc. L'ipotesi più attendibile è quella del professor Stephen Jones e del ricercatore Kevin Murphy della Washington State University.

Il problema sarebbe molto semplice: per esempio le varietà selezionate di animali nell'ultima cinquantina d'anni hanno permesso grandi aumenti nelle proteine dell'animale macellato ma nessuno si è occupato di aumentare o di mantenere le quantità di ferro o zinco o selenio nelle carni. Così le sempre migliori varietà di animali miglioravano da un lato e peggioravano dall'altro.

A dare ragione ai due studiosi vi sono alcuni fatti come ad esempio lo stesso peggioramento di quantità di oligo-elementi si trova nelle carni ottenute con il metodo dell'agricoltura biologica. Anche in questa agricoltura si usano le varietà moderne.

Una ulteriore conferma è un comunicato della multinazionale Unilever che afferma di stare ricercando la soluzione della diminuzione di "fito-nutrienti" nei moderni frutti. A tal fine sono alla caccia delle varietà antiche.

Curioso è il fatto che nelle patate moderne non si trovi più la vitamina A, il rame è scomparso del tutto dal latte e il parmigiano vede il magnesio ridotto ai minimi termini (-70%). Il ferro contenuto nel latte è calato del 62%, quello contenuto nella carne del 55%.

La soluzione a questo problema potrebbe essere quella di affidarsi all'agricoltura biologica che usa varietà antiche. Mi viene in mente il grano per la pasta e la varietà khorasan.

Mi sovviene un ragionamento banale che si trova anche in un testo linkato ovvero che per assumere le stesse quantità di oligo-elementi e di altri nutrienti che mangiavano i nostri bisnonni bisogna mangiare di più, per il pane bisogna mangiarne il doppio. È per questo che l'obesità è un problema diffusissimo?

Aggiornamento 26 giu 2015: Una ricerca scientifica fatta dal CNR e pubblicata su riviste internazionali ha dimostrato che un cereale antico chiamato piccolo farro ha un tipo di glutine che è altamente digeribile tanto che i ricercatori sospettano fortemente possa servire per prevenire la celiachia. Il piccolo farro o anche detto monococco è uno dei cereali più antichi che l'uomo si è messo a coltivare e guarda caso è quello che da meno malattie o addirittura le previene. Gli scienziati affermano:
Il prossimo passo della ricerca sarà eseguire gli esperimenti direttamente sui soggetti intolleranti per avere la conferma della minore tossicità del monococco e riportare sulla nostra tavola un grano antico.



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Ultimo commento inserito da Anonimo lunedì 20 aprile con il titolo: ricordate la proxima volta!!!.

Commento:

xkè nn hai scritto cs si magnava?



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