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mortalità materna in Italia è spesso citata come indicatore della sicurezza
ostetrica: attualmente, si stimano 8,3 decessi ogni 100.000 nati
vivi (dati ufficiali del 2022). Questo numero, pur essendo molto
basso, rappresenta solo la punta dell’iceberg del rischio legato al parto.
Tuttavia, prima di poter comprendere il carico complessivo di eventi gravi
per la salute delle donne, occorre fare alcune precisazioni metodologiche.
Parti vivi e parti: approssimazione dei dati
I dati disponibili sui nati vivi permettono di calcolare la mortalità materna come tasso per 100.000 nati vivi. In Italia, il numero di nati morti è relativamente basso rispetto ai nati vivi, quindi spesso, per semplificazione, si può fare coincidere il numero di 100.000 nati vivi con 100.000 parti. Questa approssimazione non è perfetta, ma permette di stimare in modo ragionevole il rischio per parto, invece che per nascita.
Con questo approccio, possiamo spostare l’analisi dal rischio di morte alla valutazione più ampia degli esiti gravi.
Danni permanenti: quantificazione
Se ci chiediamo quante donne hanno realmente un danno permanente accertabile in relazione al parto, la stima deve considerare non solo i decessi ma anche gli eventi gravi non fatali, i cosiddetti “near-miss” ostetrici, ovvero le "quasi morte" da maternità, e i possibili effetti sulla salute mentale. Studi e registri suggeriscono che:
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Per ogni 100.000 parti, si stimano (stima fornita da ChatGPT e non verificata) circa 80–150 donne con esiti gravi o permanenti, cioè 0,8–1,5 casi ogni 1.000 parti.
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Questi esiti comprendono sia lesioni fisiche permanenti sia disturbi psicologici gravi come PTSD o depressione post-partum.
È importante sottolineare che questa stima è molto più incerta dei dati sulla mortalità: la salute mentale è spesso sottodiagnosticata o non registrata, e molti eventi fisici lievi ma duraturi sfuggono ai registri. Di conseguenza, il numero reale di donne con conseguenze permanenti potrebbe essere significativamente più alto.
L'AI Perplexity mi dice che la stima di 50-200 casi di lesioni permanenti per 100.000 parti è un range approssimativo derivato da pattern globali adattati all'Italia, dove i dati precisi su danni non fatali sono limitati.
Suddivisione Fisici
Totale fisici: 20–80/100.000 parti
Fistole: <10 casi
Dolore pelvico cronico: 6–40 casi (ipotizzando 30–50% del totale fisico)
Infertilità post-cesareo complicato: il resto del range
Suddivisione Psicologici
Totale psicologici: 30–100 /100.000 parti
PTSD: 20–40 /100.000 parti
Depressione cronica: 10–60 /100.000 parti
Nota: alcune donne possono rientrare in entrambe le categorie
Principali Cause
Emorragia (37%), sepsi (14%) e ipertensione (13%) sono le principali cause di danni fisici, ma i disturbi psichiatrici persistenti costituiscono la quota maggiore degli esiti permanenti. Il PTSD post-partum è il danno psicologico più rilevante, spesso conseguente a near-miss ostetrici, emorragie gravi, intubazioni o altri traumi ostetrici, e resta quasi sempre non diagnosticato per ragioni culturali.
Il ragionamento del fattore x10
Se confrontiamo mortalità materna e danni permanenti:
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Mortalità materna: 8,3/100.000 → 0,083/1.000 parti
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Danni permanenti: 0,8–1,5/1.000 parti
- Il rapporto tra danni permanenti e decessi fornisce: 1/10 - 1/18
Notiamo che il numero di donne con danni permanenti è circa 10–18 volte superiore a quello delle morti. Se prendiamo il fattore x10, quindi il valore più basso della nostra stima, abbiamo: 1 caso ogni mille per i danni permanenti vs 0.1 caso ogni 1000 per i decessi.
Questo ordine di grandezza, 1 caso ogni mille, ci permette di capire quanto il carico invisibile del parto sia significativo. La mortalità è spesso ciò che attira l’attenzione, ma i danni permanenti rappresentano il vero peso del rischio da maternità.
Near miss materni: donne quasi morte
L’ISS ha coordinato il primo studio sui near miss materni condotto in Italia, con la partecipazione delle Regioni Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Lazio e Sicilia per il biennio 2004-2005.
Kensan.itSono stati identificati 1259 near miss materni, corrispondenti a 2,0 per 1000 parti.
Anche in questo caso abbiamo un fattore tra decessi e quasi-morte di un ordine di grandezza: x24.
Questo conferma che l’ipotesi di avere danni permanenti con un fattore circa x10 rispetto ai decessi, come stimato da ChatGPT e Perplexity, è plausibile e coerente con i dati reali sui near miss.
Donne quasi morte: 1 caso ogni 500 parti.
Comparazione con i farmaci
Per dare un riferimento noto, in farmacologia:
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Un farmaco che provoca danni permanenti in 1 paziente su 1.000 viene considerato ad alto rischio.
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Tali farmaci richiedono studi clinici approfonditi, registri epidemiologici, avvertenze chiare e monitoraggio rigoroso.
Il parto, quindi, rientra nello stesso ordine di grandezza di rischio alto: circa 1 donna ogni 1.000 subisce un esito grave e duraturo. Se fosse un farmaco, sarebbe trattato come “ad alto rischio”, con protocolli di monitoraggio e avvertenze obbligatorie.
Sottostima e invisibilità del rischio
Nonostante ciò, la nostra società tende a sottostimare questo rischio:
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I registri ospedalieri non catturano tutti i near-miss (quasi-morte) e i conseguenti disturbi come il PTSD (Sindrome da stress post-traumatico, ad esempio dovuta all’intubazione) o altri disturbi psicologici post-partum.”
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La narrativa culturale e mediatica sul parto è spesso romantica o eroica, enfatizzando il “miracolo della nascita” e minimizzando il dolore, i traumi e le complicanze permanenti.
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La donna partoriente paga un prezzo reale e duraturo, spesso senza riconoscimento sociale o medico.
Questo produce un tabù implicito: non si discute apertamente del rischio di danni permanenti, e la maternità viene presentata come quasi sempre sicura e naturale, anche quando la realtà dei dati indica un rischio alto.
La questione di genere
Infine, questa dinamica ha chiare implicazioni di genere:
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Il corpo femminile è il soggetto esclusivo del rischio da maternità.
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Il sistema medico e culturale decide implicitamente cosa sia “normale” e cosa sia tabù, lasciando la donna spesso vittima inconsapevole.
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Le conseguenze si estendono alla famiglia e alla società: stress psicologico, perdita di produttività, costi sanitari, e sofferenza non riconosciuta.
In altre parole, la donna subisce un carico sproporzionato, mentre il sistema medico e culturale minimizza o ignora gli effetti permanenti.
Conclusione
Analizzando i dati italiani, emergono due punti chiave:
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La mortalità materna (8,3/100.000) è rara, ma il vero carico del rischio da maternità è nei danni permanenti, stimati a circa 1/1.000 parti.
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Questo livello di rischio è comparabile ai farmaci ad alto rischio, ma nella società e nella medicina non viene trattato con la stessa attenzione e trasparenza che ad esempio viene riservata ai farmaci con la stessa classe di rischio.
Il parto, dunque, non è solo un evento fisiologico; è un’esperienza che comporta rischi concreti, invisibili, sottaciuti o ignorati. Riconoscerli, studiarli e discutere apertamente delle conseguenze fisiche e psicologiche è fondamentale per ridurre il carico posto sulle spalle delle donne, migliorare l’assistenza e affrontare le disuguaglianze di genere che ancora oggi pesano sulle donne partorienti.
Tabella Riassuntiva
| Percorso | Tipo di evento | Epoca gestazionale | Livello di rischio | Commento |
|---|---|---|---|---|
| Aborto farmacologico (RU486 + misoprostolo) | Procedura medica | Fino a 7-9 settimane | Molto basso | Procedure sicure, rischio di complicanze estremamente basso |
| Aborto chirurgico | Procedura chirurgica | 8-12 settimane e 6 giorni | Medio | Maggiore probabilità di complicanze come emorragia, infezione, anestesia |
| Parto volontario / parto anonimo / gravidanza portata avanti per pressione sociale | Parto | 37-42 settimane | Alto / Molto alto | Esposizione a near miss, emorragia, sepsi, complicanze gravi; rischio massimo per la madre |


