Utopie Tecnologiche sull'Energia
In un dossier energia pubblicato da Le Monde Diplomatique, Benjamin Dessus, presidente dell'associazione Global Chance, parla delle utopie tecnologiche in campo energetico con riferimento al problema dell'effetto serra. Esamina la fusione nucleare calda, l'idrogeno come vettore energetico, la captazione dell'anidride carbonica da stoccare in vario modo e sulla base delle sue lunghe considerazioni discute di un sistema della politica e dei media che alimentano utopie per non affrontare la realtà.

Le promesse di risolvere in modo indolore il problema energetico sono non veritiere e ad una analisi dettagliata mostrano i loro limiti.

L'International Thermonuclear Experimental Reactor (Iter) che rappresenta un sole in miniatura ha diversi svantaggi, il primo è che genera rifiuti radioattivi superiori a quelle di una centrale nucleare classica, usa trizio che serve pure per fabbricare le nuove bombe atomiche e per ultimo sarà disponibile e diffusa non in questo secolo.

Per l'idrogeno si è fatto un gran parlare a partire dal libro "Economia dell'idrogeno" scritto da un noto economista. Le celle a combustibile hanno raggiunto rendimenti del 60%: entra idrogeno dal valore energetico pari a 100 ed esce 60 in elettricità. Per ottenere l'idrogeno occorre disporre di elettricità in modo da effettuare l'elettrolisi dell'acqua.

Benjamin parla di 5Kwh di energia elettrica che verra trasformata in idrogeno nel processo di elettrolisi. Di questa energia le celle a combustibile riusciranno ad erogarne solo 1,8 Kwh che andranno tipicamente ad alimentare i motori elettrici che faranno muovere l'auto. L'energia sull'asse della ruota sarà ancora minore a causa dei rendimenti dei motori elettrici.

Comunque sia si è partiti da 5Kwh e con l'idrogeno si è arrivati a sfruttarne meno di 1,8Kwh, buttando via gran parte dell'energia elettrica, un 70-80%. Occorre ricordare che i motori a scoppio hanno rendimenti pari a 35-40% che nelle macchine ibride permettono di fare almeno 20Km con un litro nell'urbano. Ricordo pure che il prototipo della macchina ad aria compressa che carica le sue bombole con l'elettricità permette di fare 200Km con 2€ di elettricità contro gli attuali modelli di auto che fanno 20-30Km con la stessa cifra, un fattore 10 di differenza.

Per quanto riguarda la captazione della CO2 l'autore parlava delle difficoltà di fare coincidere le fonti di stoccaggio con le fonti di produzione e in un secondo sistema parlava di un problematico stoccaggio tramite biomasse che richiede grandi superfici adibite a foreste con un forte impatto sull'agricoltura non intensiva.

Le conclusioni dell'articolo erano le solite e cioè che l'esistenza di una soluzione miracolosa di tipo tecnologico non c'è e che questo desiderio della gente viene abilmente sfruttato dalla politica, dai media e dai centri di ricerca. La soluzione proposta è di buon senso: modificare il nostro standard di vita e il nostro modello di sviluppo per fare posto a una riduzione dei consumi energetici.

Sappiamo bene che il treno consuma meno del camion e pure che il primo è meno flessibile e veloce del secondo. Sappiamo che per muoversi non è necessario andare veloci e accelerare con grande rapidità, una macchina alternativa con basse prestazioni e consumi di un fattore 10 più bassi può trovare posto nella realtà ma non nel nostro sistema dominato dal marketing e dal valore della velocità.

Il problema dell'effetto serra è conosciuto da tutti e richiede secondo gli esperti una azione immediata, la CO2 non entra nelle pubblicità delle auto che ci vendono ma invade la nostra vita e il nostro immediato futuro, sarebbe il caso di pensarci.



I trasporti assorbono il 25% dell'energia prodotta, sprigionando il 25% dell'anidride carbonica emessa nel mondo. All'interno di questo settore più dell'80% delle emissioni sono da attribuirsi ai trasporti stradali. Nel 2003 le automobili hanno assicurato l'85% del traffico di viaggiatori, i camion il 79% di quello delle merci.


Sandro kensan Data: 17 gen 2005
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