Siamo ufficialmente al picco
di Ugo Bardi

La riunione del 1 Giugno 2006 dei rappresentanti dei OPEC a Caracas si è conclusa. La proposta del Venezuela di imporre quote per limitare la produzione di petrolio è stata respinta e i paesi dell'organizzazione continuano a produrre alla loro massima capacità.

Considerando che lo scopo dell'OPEC è di stabilire limiti alla produzione di petrolio, non si può che concludere che la riunione di Caracas sia stato più che altro un esercizio di pubbliche relazioni destinate a rassicurare gli investitori. L'OPEC, apparentemente, non serve più a molto altro.

Il fatto che l'OPEC, prima o poi, dovesse concludere il suo ciclo era noto da tempo. L'OPEC aveva uno scopo soltanto in una situazione in cui esisteva una capacità produttiva superiore alla domanda mondiale. Il sistema delle quote serviva a evitare che i produttori si lanciassero in una guerra di prezzi al ribasso, danneggiando tutti quanti. Ovviamente, con il progressivo aumento della domanda e il progressivo esaurimento delle risorse, il gap fra domanda e capacità produttiva si è progressivamente ridotto. Sembra che siamo oggi più o meno al punto di equilibrio: producendo al massimo, i paesi OPEC ce la fanno appena a soddisfare la domanda mondiale. A questo punto, non ha più senso mettere delle quote alla produzione. Ne consegue che l'OPEC non serve più.

L'equilibrio attuale rimane instabile. La domanda continua ad aumentare e le risorse ad esaurirsi. Le scoperte di nuovi pozzi non compensano il consumo e, secondo i dati dell'associazione ASPO (associazione per lo studio del picco del petrolio) consumiamo oggi da quattro a sei barili di petrolio per ogni nuovo barile scoperto. Se i paesi OPEC oggi tengono tutti i rubinetti aperti al massimo, non possono, evidentemente, aprirli più di così. Da questo momento in poi, dunque, la produzione mondiale di petrolio potrebbe cominciare a declinare. Siamo arrivati, apparentemente, al picco di produzione, noto anche come "Picco di Hubbert". Secondo alcune interpretazioni, il picco potrebbe essere già stato raggiunto verso la fine del 2005, ma le notizie di oggi sono una conferma.

La storia spesso si ripete, gli eventi che vediamo oggi sono già accaduti nel passato in luoghi e condizioni diverse. Il raggiungimento del picco del petrolio nel 1971 era stato segnalato già negli Stati Uniti dalla fine delle quote di produzione stabilite dall'equivalente nazionale dell'OPEC, quella che allora si chiamava la "Texas Railroad Commission" (che, nonostante il nome, non si occupava affatto di Ferrovie). Quando la TRC decise di lasciare liberi i produttori americani di produrre al massimo delle loro capacità, fu un segnale che solo alcuni compresero. Ecco come ce lo racconta Kenneth Deffeyes, dal suo libro "Hubbert's peak" (2001). Allora (1971) come oggi (2006) i segni nel cielo sono evidenti per chi sa intepretarli.

"La predizione di Hubbert fu confermata completemente nella primavera del 1971. L'annuncio non fu fatto pubblicamente, ma fu quasi un messaggio in codice. Il San Francisco Chronicle conteneva questa notizia di una riga « La Texas Railroad Commission ha annunciato una quota ammessa del 100% per il mese prossimo » Me ne andai a casa e mi dissi - Il vecchio Hubbert aveva ragione -"

fonte del testo: Debora Billi,
Petrolio/Blogosfere

Il prof Ugo Bardi è docente all'università di Firenze e Presidente di AspoItalia, l'associazione per lo studio del picco del petrolio.

Ugo Bardi Data: 8 giu 2006
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