Trasparenza, Glasnost, Transparency

Legge Levi-Prodi

Data: 19 ott 2007
ultima modifica: 9 nov 2007

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Antonio Di Pietro scrive sul suo Blog "No al bavaglio per la Rete" riguardo al disegno di legge Levi-Prodi che mira a censurare Internet. Scrive l'ex magistrato (procuratore):

Antonio Di PietroNo al bavaglio per la Rete

Sto ricevendo moltissime email e commenti di critica sul disegno di legge “Nuova disciplina dell'editoria e delega al Governo per l'emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale”.

Una precisazione: il disegno di legge non è stato discusso nel Consiglio dei Ministri del 12 ottobre perché presentato come provvedimento di normale routine.

Ho letto il testo oggi per la prima volta e la mia opinione è che vada immediatamente bloccato il disegno di legge che, nei fatti, metterebbe sotto tutela Internet in Italia e ne provocherebbe probabilmente la fine.

È una legge liberticida, contro l'informazione libera e contro i blogger che ogni giorno pubblicano articoli mai riportati da giornali e televisioni.

Io faccio parte del Governo e mi prendo le mie responsabilità per non aver intercettato il disegno di legge, ma per quanto mi riguarda questa legge non passerà mai, anche a costo di mettere in discussione l'appoggio dell'Italia dei Valori al Governo.

Ricardo Franco LeviSpiegazione della Legge Levi-Prodi

Al di là delle parole (verba volant, scripta manent) vediamo gli articoli del disegno di legge Levi-Prodi:
Art. 2 (Definizione del prodotto editoriale)
1. Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
Quindi un Blog che può informare, formare, divulgare oppure intrattenere ed è virtuale (forma nella quale è realizzato) e si pubblica in Rete (mezzo con cui viene diffuso), è un prodotto editoriale.
Art. 5 (Esercizio dell’attività editoriale)
1. Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.
Quindi l'attività editoriale di un Blog è fare un post (attività di realizzazione) è poi pubblicarla su Internet (distribuzione di prodotti editoriali). Inoltre se ha Adsense fa raccolta pubblicitaria. L'attività editoriale di un Blog può essere in forma non imprenditoriale e per finalità non lucrative, cioè lo fa gratis come infatti fanno i blog più piccoli.

L'assurdità è voler definire come persone che fanno attività editoriale i Blog piccolissimi senza alcuna pubblicità nei loro siti al fine di colpire il Blog di Beppe Grillo. Infatti Grillo non ha alcuna pubblicità sul suo sito e con questa definizione rientra insieme a tutti i Blog tra gli editori al pari dell'editore di Repubblica e del Corriere della Sera.

L'Art. 6 è complicato ma secondo molti pare voglia dire che un editore (blogger) che fa attività editoriale (pubblica su Internet) debba obbligatoriamente essere iscritto al ROC.

Tra le varie cose l'iscrizione al ROC comporta l'assunzione di un giornalista (direttore responsabile della testata), il pagamento di bolli e diversa burocrazia.

Ricardo Levi afferma: «Distinguere tra attività editoriale e privata non è semplice. Per questo sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare quali siti o blog siano tenuti all’iscrizione (al ROC nda)».

Levi dice che chi deve essere iscritto al ROC lo stabilirà una autorità a parte sulla base di regole non ben specificate. Aggiungo sulla base di interessi politici censorei non ben specificati.
Art. 7 (Attività editoriale su internet)
1. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione (ROC) dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
Significa che parlar male con notizie false di una persona (diffamazione) tramite il proprio blog iscritto al ROC è considerato alla stregua di un quotidiano che riporta notizie false su una persona (diffamazione a mezzo stampa). Il reato è punito molto severamente sia economicamente che con la galera.

Un Blog non iscritto al ROC che diffama è punito semplicemente oppure gli avvocati cercheranno di dimostrare che dovrebbe essere iscritto al ROC e la diffamazione dovrebbe essere considerata a mezzo stampa? A scanso di problemi legali e penali i blogger non iscritti al ROC preferiranno autocensurarsi.
Art.7 (Esclusione di una parte dei Blog)
2. Secondo gli ultimi suggerimenti di Levi alla Commissione della Camera (24 ott 2007) sembra che si «esclude dall'obbligo di iscrizione al registro degli operatori di comunicazione (ROC nda) i siti personali o a uso collettivo che non costituiscono frutto di organizzazione industriale del lavoro.»
Quindi i Blog sono attività editoriali al pari di Repubblica.it e Corriere.it ma molti non sono più obbligati ad iscriversi al ROC. Però future leggi possono basarsi sulle definizioni di questa legge per dire cose come "Le attività editoriali sono obbligate a ...", mettendoci dentro tutti i Blog.

Poi bisogna vedere come un giudice interpreti la sibillina frase "organizzazione industriale del lavoro". Inoltre legiferare per negazione  mentre il resto deve iscriversi al ROC mi pare da Unione Sovietica. Sarebbe stato molto meglio cambiare la definizione di attività editoriale in modo da comprendere solo i siti Internet che vogliono iscriversi al ROC. Ma come scrive il Times di Londra in Italia siamo governati da ignoranti e anziani politici.

Beppe Grillo e altri consigliano caldamente l'abrogazione dell'art.7 e non aggiunte o modifiche. Ad esempio Mario Adinolfi dice nel suo Blog: «...noi continuiamo a ritenere che sarebbe stato meglio abolire l'articolo 7 del progetto di legge e lasciare la rete fuori da qualsiasi burocratizzazione, in assenza di finalità lucrative.»

Quello che segue è un continuo aggiornamento con le notizie più fresche in coda.

La Rete è piena di post sul disegno di legge Levi-Prodi e sono tutti di condanna per il DDL che mira essenzialmente all'autocensura dei blogger. Sembra fatta su misura per censurare Beppe Grillo e tutti quelli che si esprimono liberamente sulla Rete.

Riporto solo pochi link dei moltissimi post che i blogger hanno messo on-line. Il post di Beppe Grillo, quello di Punto-informatico che ha diffuso per primo al largo pubblico la notizia, il post molto interessante dello scopritore del disegno di legge che dovrebbe essere un avvocato civilista, il post del Ministro Alfonso Pecoraro Scanio, quello del Ministro Paolo Gentiloni, blogger di vecchia data, e infine un riassunto dell'ADN-Kronos.

Segnalo questo godibile articolo del Corriere delle Sera. Il titolo è "«Registro per blog e siti internet» Spunta un ddl con i limiti. Prc, Rnp e Verdi contro, rivolta nel web. Grillo: no al bavaglio governativo". Nel testo a firma di Alessandro Trocino si dice però una cattiveria e cioè che il ministro Di Pietro fiutato il rischio impopolarità, si è precipitato a seguire le orme di Grillo. Credo invece che Di Pietro che ha pubblicato il post prima che si scatenasse la rivolta nel web, sia sincero.

Ci sono almeno quattro petizioni che riguardano questo argomento, la più ben fatta è quella chiamata "no al DDL che limita la democrazia in Rete" su petitiononline.com che è una piattaforma molto usata perché rispettosa della privacy dell'utente. Un'altra petizione sempre su petitiononline è titolata "No alla legge LEVI-PRODI" ma ha un testo scritto male. Poi ce ne sono almeno un paio su una piattaforma di nome firmiamo.it che fa spam con la nostra email, quindi le eviterei.

Interessante è il commento di Lunar sul blog di Mantellini che dice «La rete Internet, non i blog, la rete TUTTA discute, segnala, si indigna per delle cose e poi arriva quello che ci mette il cappello sopra: GRILLO.» Manteblog parla di chi è importante e non cita le fonti. In effetti Punto-Informatico ha dato al grande pubblico la notizia apparsa per la prima volta sul blog Civile.it e gli altri, tutti gli altri, si sono accodati.

Sarebbe giusto che chi ha molta diffusione come Grillo, Repubblica e altri, citassero le fonti. Per esempio Corriere.it ha citato le fonti nell'articolo linkato sopra. Visto che ne sono venuto a conoscenza pare che il primo ad accorgersi della questione sia stato Manlio Cammarata sul suo blog.

Se non ho capito male mercoledì 24 ottobre inizia la discussione del DDL alla Camera. Intanto anche il famoso sito BoinBoing ne parla, quindi l'Italia è finita nel circuito di informazione mondiale e non ci fa una bella figura. BoinBoing dice «Italy proposes a Ministry of Blogging with mandatory blog-licensing» che dovrebbe significare che l'Italia propone un ministro per il Blogging con mandato di dare una licenza per pubblicare il proprio Blog.

Ricardo Franco Levi afferma in una intervista che «...io già fin da domani (mercoledì 24 ott 2007 nda) nel mio primo incontro con la Commissione proporrò un'aggiunta alla legge che chiarisca fino in fondo che in questa legge non ci si occupa dei blog». Interessante sarebbe sapere se intende colpire il blog di Grillo oppure se Levi abbia deciso di desistere perché l'osso è troppo duro. Però se parla di "aggiunta" e non di modifica significa che non ha intenzione di mollare l'osso imho.

Oggi (24 ott) Levi ha specificato che vuole aggiungere all'Art.7 il comma che «esclude dall'obbligo di iscrizione al registro degli operatori di comunicazione (ROC nda) i siti personali o a uso collettivo che non costituiscono frutto di organizzazione industriale del lavoro.»

Che dire? Come prima impressione mi pare vada nel verso giusto ma preferirei si dicesse quel che viene incluso e non quello che viene escluso come si faceva in Unione Sovietica, poi ci vorrebbe un giurista per interpretare queste parole. Ancora, quelle parole: "frutto di organizzazione industriale del lavoro" sono molto incerte, fumose, non definite e credo obblighino all'iscrizione al ROC blog che prima non erano tenuti all'iscrizione. Mi chiedo come sia fatta l'organizzazione industriale del lavoro, sarà il giudice a stabilirlo?

La Stampa invece riporta la seguente affermazione di Levi: "Il comma aggiuntivo - ha spiegato Levi - dice che sono esclusi dall’obbligo di iscrivere al Roc i soggetti che accedono o operano su internet per prodotti o siti ad uso personale e non ad uso collettivo." Messa così sembra che wikipedia debba registrarsi al ROC. Insomma se l'aggiunta è questa non va bene, ci sono moltissimi prodotti fatti collegialmente e iscriverli al ROC è un'assurdità.

Sempre oggi 24 ott la versione on-line del Times Inglese parla del Bel-paese con un articolo molto pungente il cui titolo è :«A geriatric assault on Italy's bloggers», un assalto geriatrico ai blogger italiani, «Italy's leaders barely understand word processors, let alone the web. Now they've turned against the country's bloggers», I leader politici italiani non capiscono nulla di informatica e non si occupano del web. Adesso si stanno voltando contro i blogger italiani. Una sisntesi in italiano la trovate qui.

Il Ministro delle Comunicazioni Gentiloni afferma secondo la giornalista Masera de La Stampa: «Non si può estendere la logica della legge sulla stampa alla rete. Il difetto della norma era la definizione, così generica da rinviare all’autorità sulle Comunicazioni una palla avvelenata. Non bisogna discostarsi molto dalla normativa vigente». Quindi pare che anche gentiloni sia dell'idea di abrogare l'Art.7.

Una descrizione giuridica dettagliata e comprensibile del DDL Levi-Prodi è disponibile su Apogeo a cura della Dott.ssa Elvira Berlingieri.

Ho trovato su Civile.it, che è uno dei primi siti a informare sulla questione, una pagina contenete una rassegna di articoli aggiornati sul disegno di legge Levi-Prodi.

Interessante è l'intervista a Valentino Spataro, avvocato e tenutario di Civile.it che ha dato l'allarme, che illustra il DDL con le ultime novità introdotte dalla modifica consigliata da Levi all'art.7. Spataro offre una opinione precisa e con prospettiva storica di quelle che sono le intenzioni della nostra classe politica quando legiferano sulla libertà di pensiero.

Xavier JacobelliDue novità che ho trovato in Rete sono un articolo di un giornalista che dovrebbe essere il direttore di Qn: Xavier Jacobelli. So che in TV commenta spesso le partite di calcio comunque è un direttore della carta stampata. È uno dei primi personaggi del main stream che commenta con una forte critica il disegno di legge Levi-Prodi.

Poi un post nel Blog di Pietro Folena di Rifondazione Comunista che dovrebbe essere uno di quelli che può modificare il DDL. Nel blog si dice: «Quindi va chiarito che chi fa informazione amatoriale on-line, così come è oggi, se vuole usufruire dei vantaggi della legge sulla stampa si iscriverà al tribunale, altrimenti non deve iscriversi da nessuna parte. Un conto è la professione, l’impresa, altro è la libera circolazione delle idee e dell’informazione».

Però il problema nelle parole di Folena è il distinguere tra professionisti e non professionisti, un po' come capire cosa è "organizzazione industriale del lavoro".

Venerdì 9 ho trovato una dichiarazione del ministro competente (Paolo Gentiloni) che dichiara: «È un errore - ha sottolineato il Ministro - considerare di estendere l'universo delle regole che sono state concepite 60 anni fa per la carta stampata a Internet. Immaginare che possa esserci un responsabile della pubblicazione di un grande sito o di un blog di una singola persona significa porsi un obiettivo tecnicamente irrealizzabile e pericoloso se qualcuno pensasse di realizzarlo. Non è una soluzione per affrontare il sistema».

D'altro lato il Ministro afferma che un problema di Regole c'è ma non ha specificato quali sono le regole mancanti e l'estensore dell'articolo fa capire che Gentiloni si riferisce a regole extra da applicare sulla Rete.

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Data: 19 ott 2007
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