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Il Petrolio

secondo aggiornamento

Data: 7 ott 2005
ultima modifica: 6 apr 2006

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Aggiornamento 29 ago 2005: Ho notato che pochi mezzi di informazione stanno dando la notizia che il petrolio è in via di esaurimento nel senso che stiamo raggiungendo il picco di produzione. Di questo problema me ne sono occupato tempo fa con un articolo di cui questo è il secondo aggiornamento, il primo aggiornamento comprende diversi grafici dei prezzi del petrolio che fanno vedere il problema del picco, dei giacimenti scoperti, dei consumi, delle previsioni.

Un mezzo di informazione che pone il problema del petrolio da un punto di vista strettamente economico ma obiettivo (secondo me) è il giornale elvetico Corriere del Ticino che tramite il suo direttore offre una panoramica degli effetti e delle cause del caro greggio. Peccato che il direttore non analizzi il problema della limitatezza dell'offerta di petrolio.

Aggiornamento 5 set 2005: In un vecchio articolo di ilsole24ore del 25 maggio 2005 a pagina 11, si mettono a confronto i punti di vista di autorevole studiosi del fronte pessimista e del fronte ottimista. Seguono alcuni stralci dagli articoli.

Chris Skrebowski direttore del "Petrolium Review" pubblicata dall'Energy Institute di Londra afferma: «Al momento attuale 50 paesi produttori hanno già raggiunto il picco, di questi 18 sono produttori di rilievo. Nel giro di poco tempo anche Messico, Cina, Danimarca, Malesia, India e Brunei approderanno alla stessa situazione. L'iran dice che aumenterà la produzione ma io ne dubito. La Russia dopo una forte espansione l'ha diminuita mettendo il segreto di stato sulle proprie riserve: è perché ha raggiunto il picco o è solo una scelta politica?»

Joseph Auer un esperto sui prezzi del petrolio e analista della Deutesche Bank afferma: «Nel lungo termine arriverenno ai 70 intorno ai dollari al barile ma non nel breve» e anche che «la festa tra qualche tempo finirà».

Nel 2004-2005 la Shell è stata costretta a rivedere molto al ribasso le stime sulla futura produzione dei propri giacimenti e questo ha turbato il mondo del petrolio.

Ken Chow scozzese vice presidente per l'"Industry performance and strategy" di petroconsultants Sa, una società privata di Ginevra considerata la massima autorità in materia di riserve energetiche, consultata dai governi e da tutta l'industria. «Resta il fatto che un picco ci sarà pure nell'estrazione del greggio e che dopo dovrebbe esserci un calo. La svolta ci sarà quando passeremo da un mercato comandato dalla domanda come è adesso a uno che dovrà invece adattarsi alle possibilità dell'offerta. Questa svolta sarà determinata più che dall'offerta, dalla agibilità politica delle riserve. Un Irak pacifico cambierebbe notevolmente il quadro ad esempio. E se dovessi fare una previsione temporale mi aspetterei qualche variazione per il peggio nel prossimo decennio fra il 2012 e il 2020 ad esempio.»

Matthew Simmons a capo della prima banca d'affari del mondo petrolifero afferma: «È interessante sapere che probabilmente il 90-95% delle riserve dichiarate tali non ha mai visto un controllo da parte di terzi.»

Leonardo Maugeri direttore delle strategie industriali dell'ENI afferma: «Ho visto i dati della Saudi Aramco che dispone di riserve sterminate», (Saudi Aramco, compagnia petrolifera dall'Arabia saudita).

Aggiornamento 7 ott 2005: «Gli elevati prezzi attuali del petrolio sono dovuti più a scarsità da parte delle raffinerie, aggravata dagli uragani avvenuti nel golfo del Messico, che a una scarsità del greggio a livello mondiale. Dietro a questo problema ne compare un altro.

Secondo i dati pubblicati da Chris Vernon la settimana scorsa, per conto dell’organizzazione Power Switch, la produzione del greggio, dal duemila in poi, è cresciuta mentre è diminuita, di 2 milioni di barili al giorno, la produzione del greggio di tipo leggero, e cioè quello più adatto a produrre la benzina per gli autoveicoli. Questo tipo di greggio, ha affermato, è già arrivato al suo picco. La crisi delle raffinerie deriva anche da questo particolare, non ci sono abbastanza impianti per raffinare il tipo di greggio più pesante.»

Questo brano è tratto da un testo più completo di George Monbiot che è un esperto di questioni petrolifere (testo in italiano). Quindi il problema attuale è che non ci sono nuove raffinerie per il petrolio più pesante immagino tipo quello del paniere OPEC. Se è dal 2000 che è "finito" il petrolio leggero per fare la benzina e non sono stati investiti capitali per raffinare il greggio pesante significa che mancano delle conveneienze economiche e che forse si aspettano prezzi del petrolio più elevati di quelli attuali o forse prezzi stabilmente elevati.




Altro aspetto interessante è che l'OPEC aumenta di tanto in tanto la propria produzione di greggio ma che consiste (verosimilmente) in petrolio pesante immesso nel mercato. In effetti gli sceicchi dicono spesso che il loro petrolio non viene molto comprato, si capisce il perché: noi vogliamo il Brent, il WTI e petroli simili per fare la benzina e il gasolio, loro ci danno petroli pesanti che le raffinerie non raffinano.

Tirando a indovinare dovrebbero essere necessari impianti costosi per l'oro nero pesante e/o molta energia per raffinare un barile e/o si sta aspettando che le nostre auto possano bruciare della robaccia piena di zolfo e altri intasatori dei nostri polmoni. Intanto chi ha i soldi per fare queste raffinerie sta a guardare.

Inoltre il gas naturale da cui si ricava il metano sta avendo anch'esso una escalation del suo prezzo. Probabilmente i capi della nostra società se lo aspettavano, l'Enel per esempio ha da tempo deciso di puntare sul carbone per le sue centrali elettriche, suppongo loro sapessero saremmo arrivati a questo punto. Il picco del carbone è stimato nel 2050, possiamo fare andare le nostre auto a carbone oppure a elettricità derivata dal carbone nel frattempo, sarebbe bene pensare anche a ridurre i consumi.

Aggiornamento 31 ott 2005: Per dare una idea della nostra dipendenza dal petrolio, soprattutto per contrastare la mentalità consumistica e dell'usa e getta, riporto un brano tratto dal giornale swissinfo:
«Attualmente, una bottiglia da 1,5 litri pesa 30 grammi. Quelle di Coca Cola, a titolo di confronto, pesano 104 grammi. Per produrre un chilogrammo di PET (polietilene teraftalato) sono necessari quasi due chili di petrolio greggio.»

Facendo due conti con la calcolatrice viene fuori che la Coca-Cola ha una bottiglia in PET che solo di petrolio costa sui 10 $cent al prezzo attuale di 60 $/barile. In pratica è paragonabile al prezzo dell'acqua minerale economica. Anche le bottiglie leggere da 30 grammi costano di materia prima sui 3 $cent. Con il prezzo del barile che salirà sicuramente questo inverno, sarà meno conveniente l'acqua minerale in bottiglia di plastica che potrebbe aumentare nel 2006 secondo le multinazionali delle bibite.

Il ministro Scajola pare abbia accettato il fatto che il petrolio sarà più caro e più raro nei prossi anni, per questo ha proposto di eliminare la dipendenza dal petrolio entro il 2010 per quanto riguarda la produzione di energia elettrica. Gli articoli sono molti al riguardo ne linko uno.

Aggiornamento 6 apr 2006: Alcune frasi di eminenti personalità petrolifere soprattutto dell'area Golfo Persico e in particolare dell'Arabia Saudita, primo paese produttore di petrolio al mondo e amico di vecchia data degli USA e quindi dell'Europa.

Stiamo prelevando troppo petrolio dai giacimenti dice Ghazi Al-Rawi, responsabile di una banca di investimenti del Golfo:

«L'attuale domanda fuori controllo non è buona per noi. Quando hai questo tipo di domanda, sei costretto a produrre oltre la quantità ottimale, è questa non è una cosa positiva»

Ancora più significativa la dichiarazione di Al-Husseini, ex capo della produzione della Saudi Aramco (la compagnia petrolifera nazionale araba):

«Sono in grado i cosumatori di affrontare una crescita della domanda di 2 milioni di barili al giorno? È in grado l'Arabia Saudita di tenere il passo con tale domanda? Saremo costretti a trovare una fonte di energia alternativa molto rapidamente»

Sta forse dicendo che ci saranno rapidamente problemi di approvvigionamento di greggio agli attuali tassi di crescita?

«I prezzi rimarranno alti finché i maggiori consumatori non si renderanno indipendenti dal petrolio, specialmente da quello dell'area del Golfo»

ha dichiarato l'ex-ministro del petrolio saudita Zaki Yamani ad una conferenza del Centre for Global Energy Studies a Londra.

Tratto da: petrolio.blogosfere.it che riporta le fonti: fonte1, fonte2.



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Questo articolo è stato commentato 3 volte.

Ultimo commento inserito da listening giovedì 13 aprile con il titolo: calo della produzione saudita 2.

Commento:

Temo di aver scritto un commento un po’ denso (e di averlo scritto anche maluccio). Ad ogni modo, mi riferivo al fatto che la dichiarazione del portavoce saudita riporta in prospettiva un calo della produzione dell’8% che e’ possibile correggere fino al 2% (giacimenti maturi). Chiaramente i sauditi stanno mettendo in atto strategie di compensazione. La domanda che mi facevo, seguendo un autore di TOD, e’ come stiano compensando: si va quindi a vedere l’attivita’ di trivellamento e ci si rende conto che probabilmente riusciranno a centrare l’obiettivo del 2%. Dove non sono daccordo con la Billi e’ sul fatto che lei assuma che i nuovi grandi progetti di estrazione, come Haradh, appena inaugurato, siano inclusi nelle misure con cui i sauditi vogliono contenere il declino e portarlo da un 8% spaventoso al 2%: ma se non sono inclusi o, in altri termini, non fanno parte della strategia di compensazione, allora l’aggiunta del loro output mostra che i sauditi potrebbero, sebbene di pochissimo, amentare quest’anno la produzione o quantomeno tenerla stabile (come sembra stia accadendo dagli ultimi dati).
P.S. nota personale: non sono un esperto del settore, nel senso che ho una formazione umanistica e comunque lavoro su altre cose. Tuttavia mi occupo di petrolio da un po’ di tempo perche’ mi sono convinto della realta’ e della prossimita’ del cosiddetto picco. Tra l’altro, siti ‘educational’ come TOD sono luoghi di discussione e di chiarimento importanti, dove ho imparato davvero molto. Grazie per la risposta e per il suggerimento relativo a Bardi e ad ASPO Italia



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Uomo di Cheddar di 9'000 anni fa

Inglese di 9 mila anni fa ricostruito in base al DNA del Cheddar man il cui scheletro completo e ben conservato e stato ritrovato in Gran Bretagna. Aveva la pelle scura e gli occhi azzurri in base al DNA.

L’Uomo di Cheddar era un Homo Sapiens, era alto 166 centimetri e quando morì era intorno ai 20 anni. Faceva parte di una popolazione di cacciatori-raccoglitori, era intollerante al lattosio e agli amidi, aveva un sistema immunitario che lo difendeva da molte malattie. Quest'uomo è distante da noi solo 450 generazioni.

Lo spagnolo Uomo di La Braña, analogo a questo (pelle scura e occhi azzurri), era distante da noi solo 350 generazioni (7 mila anni).

Fonte: Nature


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