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Aggiornamento sul petrolio

Data: 6 apr 2005
ultima modifica: 12 lug 2006

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ℒa serie storica dei prezzi del petrolio europeo (Brent) ci fa capire come non siamo ancora al massimo prezzo raggiunto nel 1980. Si tenga presente che il prezzo è stato attualizzato.

Grafico del petrolio Brent ©kensan.it

Ad aprile 2005 siamo quasi a 60$/barile per il Brent ma a preoccupare sono ora le previsioni di diversi analisti che prevedono i 70$ per il greggio tra pochi mesi. Un rapporto della banca d'affari Goldman Sachs prevede il lato massimo della forchetta pari a 105$ per il petrolio americano. Oramai i due petroli, il Brent europeo e il Wti americano, hanno prezzi molto simili per via della fame di greggio che pervade mezzo mondo.

Gli esperti dell'ASPO sostengono che nelle vicinanze del picco il prezzo salga quasi verticalmente. Un effetto di risonanza si potrebbe avere quando l'opinione pubblica e gli uomini di finanza realizzino che la scarsità (relativa) di petrolio non sostiene e non sosterrà più la crescita.

Esistono diverse qualità di petrolio estraibili, acuni campi di greggio sono in attesa di essere sfruttati non appena il petrolio salga di prezzo. Da alcune informazioni lette su fonti disparate ho colto che questi greggi richiedono una lavorazione particolare, quindi richiedono strutture apposite, tempo e un prezzo costantemente alto della materia nera.

Le raffinerie attualmente costruite sono in maggior parte non adatte alla raffinazione dei petroli medi e pesanti per cui vi è una abbondante offerta di petrolio medio-pesante e una scarsa capacità di raffinazione di tali petroli. D'altra parte vi è una scarsa offerta di petroli leggeri e una esuberante capacità di raffinarli.

Comunque i petroli medi o pesanti sono più inquinanti e richiedono molta energia per essere raffinati. Per esempio le sabbie bituminose del Canada sono in quantità enorme ma per raffinarle cioè per produrre un barile di derivati del petrolio occorre spendere l'energia di mezzo barile di petrolio.

Se il prezzo del petrolio verrà previsto in costante ascesa o comunque alto, le compagnie petrolifere potrebbero essere interessate a costruire le strutture per raffinare i petroli di bassa qualità. Se questo greggio arriva in tempo nel mercato avrà un effetto calmierante sui prezzi.

Questo è il grafico che secondo l'ASPO rappresenta le estrazioni passate e future di petrolio:
ASPO peak oil

Il picco di produzione massima è previsto per il 2008. Questa data è stata aggiornata ultimamente in dipendenza del fatto che l'Opec dimostra una chiara incapacità di aumentare la sua produzione di petrolio, quindi si sono ricalcolati i valori dei giacimenti Opec pervenendo a stime del picco più vicine a noi.

Quest'altro è il grafico a barre che riguarda le scoperte di giacimenti nel passato e la previsone per il futuro:

Giacimenti mondiali

Risulta evidente come dal 1980 circa si stia vivendo al di sopra delle possibilità petrolifere del pianeta andando a diminuire il petrolio contenuto nei giacimenti che non è ricompensato da nuove scoperte.
 
Il giornale on-line Al Jazeera di cultura araba ha pubblicato in marzo 2005 un articolo in inglese che parla del picco nella produzione del petrolio. Secondo l'articolo gli americani e il governo sta prendendo in seria considerazione il pericolo e descrive i problemi che il picco provocherà, i timori degli analisti sono all'incirca quelli espressi nel sito dell'ASPO.
Titolo del rapporto: Picco nella produzione del petrolio mondiale: Impatto, mitigazione e gestione del rischio.

"È stato a lungo negato che il governo americano basi le sue politiche sull'idea che il petrolio stia finendo ma un nuovo rapporto sponsorizzato dal governo, ottenuto da Aljazeera.net, dice proprio questo."
Gli scenari descritti nel rapporto si stanno verificando in questi mesi, rendendo preoccupante la situazione e per questo evito di tradurre altre frasi dell'articolo. Riporto solo le frasi in inglese che mi sembrano significative:
"World oil peaking is going to happen," the report says. Only the "timing is uncertain".
The authors of the report also dismiss the power of the markets to solve any oil peak.
The authors believe 20 years is enough time to limit damage from any peak.
"if mitigation were to be too little, too late, world supply/demand balance will be achieved through massive demand destruction".
"As world oil peaking is approached, excess production capacity ... will disappear, so that even minor supply disruptions will cause increased price volatility as traders, speculators, and other market participants react to supply/demand events,"
"Simultaneously, oil storage inventories are likely to decrease, further eroding security of supply, aggravating price volatility, and further stimulating speculation ... oil could become the price setter in the broader energy market, in which case other energy prices could well become increasingly volatile and unpredictable."
Credo non si fatichi a vedere la situazione attuale e quindi si riconosca che, secondo gli esperti incaricati dal governo USA, siamo nella fase di "world oil peaking approached". Le scorte USA sono in diminuzione, la volatilità è alta e basta un incidente a un pozzo per vedere la speculazione all'opera.

Un ragionamento interessante di tipo strutturale riguarda la differenza di prezzo tra i petroli di bassa qualità e quelli di alta qualità, in situazione di necessità come ad esempio nelle carestie si mangia di tutto pur di mangiare, attualmente i prezzi parlano di carestia (relativa) di petrolio.

Il giornale comunista Il Manifesto afferma: "fino a qualche mese fa lo scarto di prezzo tra il greggio Wti americano, il Brent del Mare del Nord e il «paniere Opec» (sette qualità diverse) era abbastanza consistente. La diversa qualità dei greggi si esprimeva attraverso i prezzi. Ora quasto scarto si è andato riducendo di molto: ieri il Wti superava e poi tornava sotto i 55 dollari al barile; mentre il Brent è rimasto intorno al massimo storico (54,30 dollari); così come il «paniere Opec» - di qualità media assai peggiore - è addirittura salito a 49,59. Insomma: pur di avere petrolio, non si guarda più tanto per il sottile rispetto alla qualità."

Nel giornale on-line La Repubblica si dice: "Il prezzo medio del petrolio supererà i $50 al barile sia nel 2006 che nel 2007, sull'aumento della domanda mondiale e per il fatto che la capacità produttiva dell'organizzazione dei paesi esportatori di petrolio è quasi pienamente sfruttata."

Un altro articolo del Manifesto uscito in aprile viene fatta una panoramica della questione da un membro dell'ASPO: «L'estrazione di petrolio ha raggiunto il suo limite», intervista allo scienziato Andrea Martocchia: «Nel mondo se ne discute apertamente, in Italia si sta zitti»

Martocchia dice intelligentemente quale è il fulcro della questione, forse è un modo di vedere poco capitalistico ma è ragionevole in un mondo non super-alimentato a petrolio:
«E' universalmente riconosciuto che bisogna investire per avviare il prima possibile una produzione senza combustibili fossili. Il nucleare può essere una soluzione-ponte, ma di breve durata. E' opportuno investire su energie sostenibili, disponibili in loco, che non richiedano l'accesso a paesi che hanno la disgrazia di possederle, con il seguito di guerre e orrori che vediamo tutti i giorni. Occorre investire in sole, geotermia, acqua, maree, ecc. L'idrogeno prodotto da fonti fossili (gas, carbone) sposta il problema, ma non lo risolve. Bisogna capire che c'è un limite. Che la crescita infinita è impossibile fisicamente. Il che non vuol dire rinunciare allo sviluppo. Il risparmio energetico, per esempio, non vuol dire andare indietro. Significa solo arrestare la crescita di consumi dissennati, ad alto spreco di fonti energetiche non rinnovabili.»
Sempre su Repubblica.it da Il Rosso e il Nero, settimanale di strategia di Abaxbank del 7 aprile 2005, si fa un ragionamento interessante: se un domani si spendesse in benzina la stessa percentuale di reddito che si spendeva nel 1980, quando il petrolio Brent aveva raggiunto la cifra degli 80$ attualizzati, il petrolio WTI/Brent arriverebbe a 135$ al barile. Questi numeri si evincerebbero dal rapporto della agenzia Goldman Sachs che ha stimato il prezzo futuro massimo a 105$ al barile.

Ci sono dati interessanti su quello che viene definito il prezzo di sofferenza, si dice da parte della Abaxbank che uno studio della Fed di Dallas indica in 100$ al barile la soglia del dolore che farà scattare un contenimento dei consumi. Credo che parlare di "scattare" sia riferito a calcoli economici, chi ha un reddito di 500€ oppure di 2000€ reagirà in modo diverso, in tempi diversi e a un prezzo diverso.

Comunque l'effetto dei 100$ al barile suppongo sia quello di passare da  un'economia a incrementi positivi del PIL a un'economia a decrementi del PIL, quello che in termini semplici si chiama recessione. Per la maggior parte dei cittadini la "recessione" si avrà in dipendenza del proprio reddito prima dei 100$.

Gli ottimisti, in particolare gli economisti affermano che è tutta una questione economica per cui non è conveniente a questi prezzi del greggio fare delle prospezioni geologiche serie in giro per il mondo. Secondo loro di petrolio ve n'è in abbondanza sotto la crosta terrestre però non è ancora stato scoperto.

Su le monde diplomatique si dice: «Fanno notare, come prima cosa, che le previsioni fatte in passato sulla diminuzione delle risorse sono sempre state smentite. Infatti, già alla fine del XIX secolo, molti esperti prevedevano la fine dello sviluppo industriale fondato sull'energia prodotta dal carbone, le cui riserve, stimate in base alla produzione dell'epoca, non sarebbero durate più di 20 anni. In anni meno lontani, nel 1979, uno studio pubblicato dalla Bp prevedeva un picco della produzione mondiale di petrolio (Urss esclusa) nel 1985.»

Gli ottimisti parlano di 3'000 miliardi di barili esistenti, di questi circa 1'000 sarebbero quelli già consumati, 1'000-1'200 corrisponderebbero invece alle riserve certe, mentre il resto farebbe parte delle riserve da scoprire.

Su Diplò si dice: «Gli ottimisti osservano poi che la maggior parte delle trivellazioni esplorative viene effettuata in paesi già abbondantemente perlustrati. Inoltre, le riserve ottenute con le moderne tecniche di produzione, o anche rivalutando le riserve di vecchi giacimenti, spesso costano meno, soprattutto in Medio oriente, di quelle ottenute per esplorazione. Di conseguenza questa attività viene limitata anche nei paesi che invece offrono ottime prospettive per la scoperta di nuovi giacimenti.»

Non è possibile fare previsioni sul prezzo del petrolio, invece è utile la notizia che il petrolio è estratto ai massimi regimi e che forse non si andrà oltre.

Questo articolo è la continuazione de Il petrolio sta finendo.

Nota: il primo grafico mostrato, quello con il prezzo del petrolio nel corso degli anni, è attualizzato in dollari, cioè i prezzi comprendono l'inflazione. Però l'inflazione è un parametro difficile da riversare nei prezzi del petrolio che si sono pagati di anno in anno. Un articolo che parla dell'inflazione sui prezzi petroliferi afferma che nel 1980, l'anno della guerra tra Iran e Iraq, il petrolio salì in media di 88 dollari al barile (aggiornati al 2005 secondo l'inflazione).

È mia opinione che il prezzo del petrolio non è un dato assoluto ma va valutato insieme al quantitativo di petrolio che circola nei mercati. Se oggi si importano 85 milioni di barili di petrolio al giorno e negli anni '80 se ne importavano molto meno significa che oggi siamo molto più ricchi di allora e che possiamo permetterci prezzi del petrolio più elevati di allora anche conteggiando l'inflazione.

Secondo me si può pagare il petrolio con altro petrolio, oggi che importiamo 85 milioni di barili al giorno possiamo dare facilmente una parte di petrolio indietro agli sceicchi ovvero pagare il petrolio caro quanto lo pagavamo nel 1980 senza subire le conseguenze negative di allora. Noi siamo in grado di moltiplicare il valore del petrolio costruendo cose o servizi, quindi paghiamo i petrolieri con queste cose o servizi ovvero restituiamo loro una piccola parte di petrolio.

𝒜ℬ𝒞𝒟ℰℱ𝒢ℋℐ𝒥𝒦ℒℳ𝒩𝒪𝒫𝒬ℛ𝒮𝒯𝒰𝒱𝒲𝒳𝒴𝒵

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