Trasparenza, Glasnost, Transparency

Tassa sugli Smartphone

Data: 22 giu 2014
ultima modifica: 12 mar 2015

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ℒa tassa sugli smartphone del Governo Renzi è scattata durante i mondiali di calcio 2014 in Brasile. Durante la partita di calcio Italia-Costa Rica il Ministro Franceschini del PD ha firmato la nuova tassa che è di questa entità:

Prodotto
Capacità
Tassa (equo compenso)
CD
700 MB
€ 0.10
DVD
4.7 GB
€ 0.20
Memory Card
>56 GB
€ 5.00
Chiavetta di Memoria
>90 GB
€ 9.00
Cellulare
--
€ 0.50
Smartphone
>32 GB
€ 5.20
Tablet
>32 GB
€ 5.20
TV con funzione PVR --
€ 4.00
PC
--
€ 5.20
Hard Disk (HD)
>2 TB
€ 20.00
Masterizzatori
--
5%
iPod
>20 GB
€ 12.88
iPod Touch
>400 GB
€ 32.20
HD o memoria in TV, Decoder
>400 GB
€ 32.20
Altro con HD o memoria
>400 GB
€ 16.10

Non c'è da stupirsi del perché questa tassa sia stata introdotta. Si tratta dell'unico modo per sostenere un elemento importante, la SIAE - Società degli autori ed editori musicali, che fa parte del sistema che si spartisce i soldi pubblici. Il Governo Renzi e con lui il Ministro Franceschini che ha firmato la tassa, sono al vertice di questo sistema e non possono fare cadere la SIAE che risulta molto indebitata.

I giovani che hanno votato questo sistema di potere e di spartizione delle nostre tasse hanno anche il compito di appoggiarlo economicamente pagando il balzello.

Il Governo Renzi ricava da questa nuova tassa circa 200 milioni di euro che vanno al carrozzone SIAE.

Un commentatore di un articolo su computer e smartphone Apple scrive:
Credo invece che Apple scaricherà l'equo compenso (la tassa sui telefonini) sui consumatori, è già successo nel 2009, me lo ricordo perché feci un preventivo per un MacBook nel 2010 sull'Apple Store online e aggiunsero 4€ per Hard Disk e masterizzatore e l'IVA del tutto. Con i device iOS (iPhone) semplicemente rialzeranno i prezzi il prossimo autunno, come ogni 2-3 anni.
Non riporto gli articoli dei giornali maggiori in quanto si rifanno ai comunicati stampa del Ministro Franceschini e della SIAE. Invece con parole proprie giornalisti di testate minori hanno detto la loro:

Articolo al vetriolo sulla nuova tassa.
Articolo tecnico sulla nuova tassa (3 pagine).
Articolo moderato con commenti infuocati.
Articolo del giornale Libero.
Articolo di il Giornale.it.
Blog, commento semplice e pacato. (Blog/Il Giornale)
Blog, commento con numeri. (Blog/La Repubblica)
Commento di avvocati.
Articolo di approfondimento del Direttore d'Elia di Tom's HW.

Per chi fosse interessato ai dettagli sulla nuova tassa che è graduale e colpisce meno chi ha dispositivi con poca memoria e molto chi ha i dispositivi più potenti, può vedersi le decine di tabelle con tutti i costi sul giornale on line dday.

L'Onorevole Capezzone, che è saltato dai Radicali a Berlusconi, afferma non senza centrare il punto:
Come da noi previsto in anticipo, è arrivata la nuova tassa Franceschini-Renzi, che io chiamerei tassa anti-giovani e anti-modernità. E’ infatti stato deciso l’aumento delle tariffe del cosiddetto “equo compenso” su tablet e smartphone, e su altri supporti digitali.

Quali sono gli oggetti che sembrano non risentire della crisi, che sempre più italiani possiedono? Sono proprio smartphone e tablet. E ovviamente la sinistra non resiste alla tentazione di tassarli. E che cosa farà il governo con i proventi di questa tassa? Li girerà alla Siae, un carrozzone pubblico, un ente inutile e inefficiente che andrebbe abolito, il quale a sua volta girerà questi soldi ad artisti già famosi e già ricchissimi.

Ma cos’è l’equo compenso per copia privata? Facciamo un esempio pratico: un ragazzo acquista legalmente l’album del suo cantante preferito, pagandovi regolarmente il diritto d’autore, poi copia le canzoni su un altro dispositivo, questa si chiama “copia privata”. E’ perfettamente legale, se per uso personale e non commerciale, ma su questa copia è dovuto un ulteriore compenso all’autore, oltre ai diritti già pagati al momento dell’acquisto dell’originale. Non potendo stabilire chi farà o meno una copia privata, si è stabilito di far pagare una tassa fissa su ciascun dispositivo elettronico che in teoria può contenere queste copie. Ora la sinistra vuole aumentare questa tassa, nonostante dalle ultime ricerche risulti che solo il 4-5% dei consumatori utilizzi smartphone e tablet per trasferirvi copie private, quindi nel 95/96% dei casi si paga una tassa per un uso del dispositivo che non verrà mai fatto. Tutti sanno infatti che ormai film e musica si comprano direttamente da telefonini e tablet.

Dicono che non è una tassa sul telefonino, che non ricade sul consumatore ma sul produttore. Ma sostenere che un aumento dei costi per i produttori non si scarichi in qualche modo sul prezzo finale, quindi sul consumatore, non è ingenuo, è la perfetta negazione della realtà.

Noi diciamo no a questa nuova ed ennesima tassa (anti-storica e anti-giovani) della sinistra. Che non è solo una tassa, è una vera e propria truffa.

Aggiornamento 4 lug 2014: Il decreto legge pur essendo stato firmato due settimane fa (il 20 giugno) non è ancora stato pubblicato e quindi pur entrando in vigore immediatamente non è possibile sapere cosa contenga. Esperti avvocati suppongono che si tratti di un pasticcio all'italiana dove il decreto potrebbe essere stato ritirato in modo non legale oppure mai firmato. L'altra opzione è che lo si stia modificando e che sarà pubblicato dopo le modifiche con la firma retrodatata: ma è legale? Staremo a vedere.

Aggiornamento 7 lug 2014: Il decreto legge è entrato in vigore e le tabelle sono quelle sopra esposte come fatto presente anche dal Corriere. Si precisa nell'articolo del Corsera «L’Italia da sola riscuoterà oltre un quarto dei compensi europei.». In pratica i soldi riscossi da questa nuova tassa in Europa sono di 600 milioni di euro, quelli della gabella italiana sono di oltre 150 milioni di euro: quando c'è da tassare i giovani siamo di gran lunga i primi della classe in Europa.

Aggiornamento 12 mar 2015: La Corte di Giustizia Europea ha ribadito la legittimità della nuova tassa (equo compenso per copia privata) ma ha messo dei paletti che valgono a livello europeo un centinaio di milioni di euro. Si dice infatti: «nessun compenso può essere preteso quando ad acquistare uno dei supporti o dispositivi rientranti nell’ambito di applicazione del provvedimento è un ente, un’amministrazione pubblica, un’associazione o una società e, dunque, un soggetto diverso da una persona fisica o, un professionista.».

I titolari di partita IVA non pagano l'equo compenso.

Ricordo che l'equo compenso è un diritto dell'autore di vedersi riconosciuto un compenso (dei soldi) per il solo fatto che si copi una sua opera in un altro dispositivo fisico (copia privata). Non si tratta di un compenso per il fatto di piratare un'opera d'arte (mp3). In pratica il solo fatto di comprare un CD e poi di riversarlo in un lettore MP3 comporta un danno all'autore e la legge richiede che gli stati nazionali compensino monetariamente questa perdita. Per questo è nata la tassa che ogni Stato è chiamato a mettere ma il cui importo è completamente libero e a discrezione di Governi. Per esempio la Gran Bretagna non ha previsto alcun equo compenso e ha perso la causa in sede europea per cui dovrà introdurlo magari in termini solo simbolici cioè con una tassa molto bassa.

𝒜ℬ𝒞𝒟ℰℱ𝒢ℋℐ𝒥𝒦ℒℳ𝒩𝒪𝒫𝒬ℛ𝒮𝒯𝒰𝒱𝒲𝒳𝒴𝒵

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