L'economia dell'amore
Software libero


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Il cuore scientifico del convegno è costituito dall'intervento del prof. Felipe Perez Marti che spiega la sua teoria sull'economia dell'amore (un articolo sull'argomento: link).

Una rivoluzione per chi è abituato a pensare che l'economia è la scienza della mano invisibile di Adam Smith: lasciate fare al mercato che trasformerà miracolosamente le scelte egoistiche individuali in bene collettivo.

La teoria del prof. Marti affascina nella sua semplicità e straordinaria evidenza: i meccanismi del mercato determinano un livello di produzione di beni pubblici inferiore a quello che si determina assumendo una situazione di cooperazione pur tra soggetti che agiscono in base a scelte individuali egoistiche. E fin qui niente di nuovo.

Ma poi la sorpresa: il livello di produzione di beni pubblici cresce ancora se si assume una condizione di cooperazione tra soggetti altruistici. Sembra l'uovo di colombo. La conferma di quello che è ovvio pensare e che le religioni/filosofie, i nostri genitori, ci hanno sempre insegnato: preoccuparsi degli altri è bene.

Una rivoluzione che distrugge gli argomenti di quanti sostengono che, visto che l'uomo è naturalmente egoista bisogna rassegnarsi alle dinamiche del mercato, alla dura legge della competizione: anche se un mondo più solidale (no, da noi nessuno si azzarderebbe a dire compassionevole) sarebbe meglio, la realtà delle cose ci costringere a forzarci dentro un modello di società fondato sulle regole del mercato.

Una rivoluzione perché cambia il modo di pensare le cose. Sgretola certezze religiosamente radicate nella nostra società.

E' facile uscire dalla relazione del prof. Marti pensando di aver finalmente capito il Kerala: un paese povero secondo le statistiche internazionali, ma molto più ricco di quanto non dicano quelle stesse statistiche: ricco della solidarietà (compassione) della sua gente.

La teoria del prof. Marti offre una spiegazione finalmente convincente del fenomeno del software libero. Ed il software libero dimostra la stessa teoria offrendone la più clamorosa evidenza reale.

Ma la teoria del prof. Marti non si applica solo al software libero. Vale per tutti i beni pubblici, come l'informazione (ecco wikipedia – l'enciclopedia più grande al mondo esplosa nella rete in pochissimo tempo grazie al lavoro cooperativo di moltissime persone - e gli innumerevoli blog, forum, mailing lists che fanno vivere la rete).

Ed ha molto da dire anche sulla produzione di beni materiali: per fare un esempio, il valore di un computer è costituito per la maggior parte dal know how necessario per produrlo e solo per una piccola parte dal costo del materiale grezzo che lo compone.

Anche la conoscenza è un bene pubblico. Le implicazioni di questo nuovo modo di guardare all'economia sono molto
profonde.
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Ultimo commento inserito da kensan mercoledì 9 giugno con il titolo: x Sirius.

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Sandro kensan

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