Dal software libero alla conoscenza libera
Software libero


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Si iniziano a disegnare i confini di qualcosa di veramente nuovo.

Un mondo nel quale il software libero, frutto della libera scelta di milioni di sviluppatori (che scelgono di mettere a disposizione di tutti il frutto del proprio lavoro) può essere il punto di riferimento per la costruzione possibile d'un mondo diverso.

La gente del software libero, almeno la gente che sta a Kerala, queste cose le ha capite molto chiaramente. Ma per realizzare questo sogno c'è ancora molto da fare. Di fronte alla realizzazione di questo progetto nuovo di società, fondata sui valori della collaborazione altruistica stanno degli ostacoli.

Per il software libero è stato “facile”: è bastata la geniale intuizione della GNU-GPL. Ma vi sono ambiti nei quali l'attivazione di processi collaborativi ed altruistici è ostacolata. Vi sono infatti norme che
incentivano comportamenti egoistici e che non possono essere aggirate come si è fatto con il software.

Per realizzare una società libera è innanzitutto necessario disegnare un nuovo diritto d'autore e dei brevetti costruendo regole che favoriscano scelte altruistiche abbandonando la logica dell'appropriazione esclusiva come modello di riferimento.

L'involuzione protezionistica del diritto d'autore e dei brevetti che abbiamo vissuto negli ultimi decenni è il frutto d'una visione del mondo ideologicamente orientata.

La denominazione “proprietà intellettuale” (di derivazione anglosassone, ma usata sempre più spesso anche da noi) è la prova più lampante di questa impostazione ideologica: l'uso del termine proprietà induce surrettiziamente l'idea che l'appropriazione esclusiva delle idee sia giusta.

Ma i beni immateriali non sono beni scarsi nel senso economico del termine. Come si dice spesso, se ci scambiamo una mela, tutti e due mangiamo una mela. Se ci scambiano un'idea, tutti e due abbiamo 2 idee.

Grazie alla rivoluzione digitale, i beni immateriali possono essere riprodotti infinitamente senza costo aggiuntivo. Questo è un bene per l'umanità. La digitalizzazione e la connessione nella rete globale sono la promessa della realizzazione d'un sogno che l'umanità sogna da millenni: una possibilità straordinaria.

Limitare questo enorme potenziale con delle regole che artificialmente escludono la comunità dalla possibilità di condividere è stupido e dannoso.

Il diritto d'autore è stato pensato in un era ormai al tramonto (l'era industriale) e, se è stato sicuramente utile in un periodo storico in cui la diffusione della cultura richiedeva processi costosi (la stampa) oggi si rivela totalmente inadeguato e, invece di favorire la diffusione della cultura, la limita.
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Sandro kensan

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