Le scelte sbagliate sull'i-Mode


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L'i-Mode o modalità Internet è un sistema per accedere alla grande rete tramite cellulare. Occorre avere dei dispositivi predisposti come il 223i della NEC che costa circa 250€. In Giappone il sistema i-Mode ha avuto un enorme successo tanto che l'accesso a Internet si fa massicciamente tramite cellulare. L'Italia è anch'essa terra di telefonini e si spera segua le orme del Sol Levante insieme a molte altre nazioni europee in cui il servizio è avviato da qualche anno. L'i-Mode è della Telecom giapponese DoCoMo e in Italia la gestione è di Wind che dovrebbe usare politiche simili a quelle viste in Giappone e Europa.

Queste sono le informazioni generali sulla modalità Internet.

Una delle mie corrispondenti giapponesi, Emi-san, mi ha raccontato che le sue amiche hanno tutte l'i-Mode e che lei è stata l'ultima a fare l'acquisto questa estate. Veniamo al perché del successo in Giappone di questo sistema, come abbia potuto raggiungere i 25 milioni di utenti con un numero sterminato di siti visualizzabili bene tramite i cell predisposti come il NEC citato.

La risposta è semplice e coincide con l'adattamento del modello Internet ai telefonini. Esaminiamo i vari punti di questo adattamento.

Per prima cosa è stato "ristretto" l'HTML dando forma al cHTML, versione compatta del linguaggio di marcatori usato per fare le pagine della rete. In questo modo i siti sono visualizzati correttamente nei piccoli schermi a colori dei cellulari i-Mode.

Poi non c'è alcun controllo sui siti che il navigatore può vedere e d'altra parte esistono molti portali a pagamento con addebito in bolletta o nella ricarica.

Il costo del servizio è a pacchetto ovvero si pagherà circa 1 centesimo a kilobyte o forse meno. Il costo non è ancora stato comunicato ma in Europa si arriva  a pagare anche 0,3 centesimi di euro al kilobyte.

In fine si è portata la killer application sui cellulari: la posta elettronica. Per spedire una email con un testo anche lungo è presumibile si spenderà molto meno che inviare un SMS.

Quel che ha fatto la Telecom giapponese è di prendere le regole che hanno determinato il successo di Internet e di trasferirle sui cellulari. Un neo non da poco di questo sistema è che è proprietario, i webmaster potrebbero essere riluttanti a investire il loro tempo e la loro fatica su qualcosa di proprietà della NTT DoCoMo.

D'altro canto la Wind che gestisce in Italia il servizio potrebbe trasformare questa debolezza in un punto di forza dando strumenti e informazioni per trasformare il proprio sito in cHTML. La ditta del vento ha tra l'altro molte competenze in casa, basti citare il portale Libero gestito da molti anni da esperti.

Cosa si è visto invece? È stata fatta una grande kermesse con invitati del jet-set italiano per pubblicizzare l'i-Mode, sono stati spesi molti soldi per questo. Molti sono i siti di interesse generale a pagamento che sono accessibili dai telefonini i-Mode tramite il portale della Wind, è stato fatto uno sforzo in questo senso.

Dalla parte di agevolare chi volesse offrire un sito in modalità Internet con How-To, manuali tecnici, emulatori di cell, non è stato fatto nulla. Il materiale esistente è tutto in inglese, proviene principalmente dalla KPN olandese e dalla DoCoMo ed è datato. l'How-To della KPN arriva alla versione 2.0 del cHTML mentre i telefonini in Italia dovrebbero supportare il 3.0. L'unico emulatore valido sembra essere quello del sito X-9 che per dimensioni dello schermo, dimensione del sito scaricabile e versione del cHTML, è datato. I link sul portale i-Mode italiano.

Sarebbe bastato risparmiare un po' sugli invitati alla kermesse per fare un manualino di spiegazione in italiano adatto ai webmaster che volessero passare all'i-Mode, invece con mio rammarico non è stato fatto nulla.

Pare che quest'affare sia in mano all'ufficio marketing di Wind e non ai tecnici di Libero, speriamo per il futuro.

Aggiornamento maggio 2005: Wind è passata a un industriale egiziano delle telecomunicazioni che ha respiro mediterraneo, sono convinto che cambieranno diversi atteggiamenti, speriamo in meglio.
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Sandro kensan

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