Trasparenza, Glasnost, Transparency

L'arrivo dei Barbari

Data: 19 mag 2004


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Sono uno di quelli che non amano (più) parlare di politica. Non ci credo più e non credo più nemmeno nel presente e nel futuro di internet, almeno per come ce lo eravamo immaginato 10, o anche solo 5 anni fa.
In Contrappunti di Punto-Informatico del 17 maggio Massimo Mantellini scrive riferendosi a Cammarata:
«Scrive uno degli altri vecchi della politica delle reti italiane Manlio Cammarata su Interlex in questi giorni:

Ma se ci guardiamo intorno, nel desolante panorama dell’informazione tradizionale, con la televisione quasi totalmente asservita al potere politico-economico-mediatico, allora possiamo forse sorridere per un attimo. Almeno l’internet non ha un consiglio di amministrazione che rappresenta una sola parte politica, non ha un presidente "di garanzia" che si dimette quando si accorge che non può garantire un bel nulla. L’internet si garantisce da sé.

Io - con tutta la stima che ho per Cammarata - ho seri dubbi che sia vero. Internet si è garantita da sè fino a quando era un medium marginale, riservato ad entusiasti ed amanti delle tecnologie. In quel contesto la politica delle reti poteva a buona ragione essere considerata una fissazione per visionari illuminati. Si potevano fondare associazioni con poche decine di iscritti, si poteva anche cianciare di democrazia elettronica, ci si poteva avvicinare alle problematiche della comunicazione on line in assenza di significativi ostacoli legislativi. Semplicemente perchè il legislatore guardava altrove.»

A ripensarci, anche a me pare fosse meglio quando eravamo solo pochi entusiasti della tecnologia e delle sue potenzialità democratiche, certi che la tecnologia avrebbe migliorato il mondo, una volta divenuta di massa. Lo doveva diventare, era nell'ordine delle cose. E infatti, tra un Grauso e un Soru, internet ha cominciato davvero a diventare un fenomeno di massa, ed è stato l'inizio della fine.

Io penso che oggi il popolo di internet (cioè il grosso dei sottoscrittori di abbonamenti adsl o fastweb) è rappresentato egregiamente da questa classe politica, con i vari Urbani, Carlucci, Folena. A questi utenti non frega una cippa della libertà e della democrazia, nè online nè offline. Si collegano per il porno, per scaricare i film, per i loghi e suonerie del cellulare, per masturbarsi in chat con la cam, per cercare l'anima gemella, per leggere l'oroscopo. Tutte cose lecite, ma prendiamo atto che oggi non c'è più alcuna differenza tra il popolo della rete e quelli che strombazzano in coda al semaforo.

Capita però che questo nuovo popolo della rete, pur totalmente privo di coscienza civica, sia ancora un popolo di barbari usi a far manbassa arraffando il possibile aggratis. Capita poi che multinazionali, di cui l'attuale classe politica è in gran parte espressione anche a sinistra, non desiderino un popolo di barbari ma di docili consumatori. Ecco allora che le lobby iniziano a partorire cose tipo il decreto Urbani o la pessima Rosso Alice, due facce della stessa medaglia.

Per chi non lo sapesse il decreto Urbani approvato il 18 maggio 2004 da spazio ai tribunali di recludere fino a 4 anni chi scarica musica e film dalla rete peer 2 peer. Mentre Rosso Alice è la novità della Telecom che a fronte del raddoppio della banda ADSL ci permette di avere film e musica a pagamento da scaricare sul nostro PC nell'esatto spazio della banda raddoppiata. Il nesso tra le due iniziative sembra di tipo causale ovvero due facce della stessa medaglia.

Poi ci sono ancora quelli che si indignano e si stupiscono che la loro indignazione resti incompresa dai più. Questi indignati sono gli (ex-)entusiasti della prima ora, quattro gatti irrilevanti in mezzo all'orda dei nuovi barbari. Tra gli internettiani di lungo corso oggi c'è chi ha il suo blog, e c'è chi ormai non ci crede più, che si appassiona sempre meno. Io dico che abbiamo perso, rassegnamoci e accettiamo la sconfitta, che è una sconfitta della società civile prima ancora che di internet.
»
Autore: Gino, spazio dei messaggi del blog di Mantellini "MantelBlog"




E ora la mia opinione. I fatti che Gino descrive sono inanellati in un ragionamento impeccabile, però personalmente non traggo le conclusioni che trae lui, dove sembra che ci sia spazio solo per la rassegnazione. Forse il livello di relazione tra gli internauti non è più quello di una volta, con i "barbari" che affollano anche questo mondo occorrerà approfondire uno spazio di relazioni umane di qualità all'interno dell'underground della rete.

I canali IRC e i newsgroups sono ancora poco conosciuti al grande pubblico della rete, si incontrano spesso i vecchi di Internet, un sito o una chat in Freenet rappresentano l'underground dell'underground e non si incontrerà lo scaricatore incallito dell'ultima ora. Internet è grande e c'è ancora modo di non scontrarsi tra chi la pensa in modo diverso. Anche se la "società civile" è inseguita dalle leggi di Urbani, occorre ricordare che i movimenti di entrambi sono lenti se non lentissimi, è sufficiente stare un passo avanti per non fare un frontale.

L'uso dei Forum è di massa e il legislatore li vuole controllare? Si usano i newsgroups che la gente non conosce. I siti sono censurati e affollati da incivili? Si mette su Freenet il proprio sito e il proprio Blog. Si possono pure fare delle reti virtuali private per lo scambio di materiale via P2P, un sistema tipo Freenet su una rete virtuale privata sarebbe molto veloce, è solo un'idea ma sono sicuro che il futuro regalerà a chi ama la rete altre belle sorprese e spazi di relazione.



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Data: 19 mag 2004
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argomento: Internet, articoli: Telnet per spedire la posta, Filtri Bayesiani, Internet e Antonio Di Pietro, Internet di una volta, Configurare una Internet key, TOR per affrontare la censura, Le perdite dei giornali on line


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