Italiani brava gente


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Riccardo Staglianò è ritornato da pochi giorni dalla città di Nassiriya in Iraq, dove è stato inviato dal giornale Repubblica per documentare la realtà. Nel suo Blog racconta del rapporto tra la popolazione irachena e i militari italiani che riassumo con parole mie anche perché non ho il diritto di copiare il suo bel pezzo.
Il centro dell'articolo di Riccardo è "I militari italiani non escono mai dalla base se non in formazione minima da tre mezzi, con i mitraglieri che sbucano dal tettino, pronti al peggio". Sulla base di questo comportamento italiano si inseriscono i bambini che sorridono al passaggio dei blindati e che spesso ricevono in cambio leccornie varie o acqua e si inserisce il malumore degli adulti che "non sembrano amarci".

Sul dato di fatto che i militari escono solo in formazione minima da tre mezzi si incastella la raccomandazione militare ai giornalisti di non lasciare la base per nessun motivo: "È ancora troppo pericoloso",  con il contraltare della propaganda: "Il nostro è un approccio diverso, il popolo iracheno ci ama".
Da parte mia non guardo la TV ma credo che i tg facciano man bassa di questi dispacci che arrivano dai generali e che costruiscano realtà di carta sulla base dello stereotipo "italiani, brava gente".

Concludo con una mia opinione. Qui in Italia stiamo consumando il nostro buon nome per sostenere i motivi dell'invasione irachena, nel mondo arabo il nostro buon nome perde pezzi ogni giorno. Le TV come Al Jazeera so che informano puntualmente su quello che avviene nel paese arabo occupato e sono certo che non mancheranno di informare gli arabi della realtà senza le veline militari.

Finita la scorta di buon nome italiano saremo al pari di nazioni come la Spagna e l'Inghilterra con tanto di precedenza nel caso di ritorsioni, attentati e stragi. Per ricostruire una buona opinione di noi presso il miliardo di arabi ci vorrà l'intera prossima generazione: come un bosco va a fuoco in una notte, perché ricresca ci vuole una vita.
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